Welfare aziendale: per le aziende è diventato un vantaggio economico e in Italia cresce ogni anno. Parliamo di buoni pasto, casse sanitarie, contributi previdenziali e assistenziali, istruzione, rimborsi e tanto altro.

La cultura aziendale e il wellbeing

Tra i fattori che influiscono sulla produttività dell’azienda, il benessere professionale dei dipendenti (salute, sfera psicologica e relazionale) è stato spesso tralasciato. Eppure, soprattutto negli ultimi anni, si è dimostrato una componente molto importante.

Per creare un buon clima in ambito professionale, occorre lavorare sulla cultura organizzativa, cioè l’insieme di valori che l’azienda trasmette. La cultura aziendale aiuta a creare la motivazione nei dipendenti e dovrebbe incentivarli a lavorare in una certa direzione. Eppure, in molte aziende, tutto ciò che riguarda benefit, svago e il relax dei dipendenti viene ancora visto come una minaccia alla produttività. Contrariamente, vari studi hanno dimostrato come la felicità sul posto di lavoro (wellbeing) influenzi positivamente i risultati di business.

Secondo la ricerca di Gallup Healthways, infatti, i dipendenti infelici si assentano 15 giorni all’anno in più rispetto agli altri, mentre dove i dipendenti sono soddisfatti, si registrano 32 milioni di dollari di profitto in più all’anno.

Non solo. Se un lavoratore non è sottoposto a stress, riesce a gestire incarichi anche complessi, senza che questo incida sulla sua motivazione. La felicità in azienda si traduce in maggiore produttività che viene ripagata da retribuzione e successo professionale superiori. Più si diffondono benessere organizzativo e felicità individuale dei dipendenti, più l’azienda ha possibilità di crescere, di aumentare la brand awarness e il volume d’affari.

Leggi anche: Diversità di genere: 3 falsi miti che dovresti conoscere

Dove i dipendenti sono soddisfatti,

si registrano 32 milioni di dollari

di profitto in più all’anno. 

 

Le imprese in Italia e il welfare aziendale

Secondo i dati di Confindustria, più della metà delle sue aziende eroga uno o più servizi ai propri dipendenti. Il welfare aziendale in questi ultimi anni cresce e assume varie forme. Dal sostegno al reddito alle prestazioni sanitarie, dalla previdenza complementare alla cura di figli e genitori anziani, fino alla conciliazione vita-lavoro. Oggi competitività aziendale e benessere dei dipendenti si tengono per mano: è un cambiamento completo, sociologico.

A questo traguardo ha contribuito, bisogna dirlo, anche l’aiuto governativo. Le leggi di stabilità 2016, 2017 e 2018 hanno favorito la diffusione del welfare aziendale. Alcuni benefit infatti hanno avuto particolare favore fiscale e i premi aziendali hanno avuto la possibilità di essere convertiti in servizi e prestazioni. Investire risorse in progetti di welfare aziendale è vantaggioso: i benefit non concorrono alla formazione di reddito da lavoro dipendente e consentono all’azienda di beneficiare della deducibilità dei costi.

 

Welfare aziendale in italia

Il Rapporto del Welfare Index 2019: dati in crescita

Secondo i dati degli ultimi anni, il benessere dei dipendenti migliora, insieme alla produttività delle imprese. È quanto emerge dal Rapporto Welfare Index Pmi 2019, promosso da Generali Italia con la partecipazione di Confindustria, Confagricoltura, Confartigianato e Confprofessioni. Per il quarto anno, il Rapporto ha analizzato il livello di welfare in 4.561 piccole medie imprese italiane (più del doppio rispetto al 2016).

In particolare, il Rapporto mette in evidenza una stretta correlazione tra il miglioramento del benessere, la soddisfazione dei lavoratori e la crescita della produzione aziendale. Questi fattori, secondo il 42,1% delle imprese sono il principale obiettivo nelle scelte di welfare. Dal 2016, le imprese attive nel welfare in Italia sono triplicate e la soddisfazione dei dipendenti ha toccato quota 73,1%.

Il welfare aziendale protagonista nei contratti di lavoro

Come già accennato, un ruolo importante è stato assunto dai contratti aziendali e territoriali. Secondo le statistiche fornite dal Ministero del Lavoro, a febbraio 2018 i contratti attivi comprendenti premi di risultato erano 8.899. Quasi la metà di questi accordi hanno introdotto misure di welfare aziendale.

Per la Cisl, nel 2015-2016 la quota di contratti che avevano definito misure di welfare era raddoppiata rispetto al biennio precedente. E il welfare aziendale era già divenuto la terza materia più trattata nei contratti, dopo il salario e le ristrutturazioni aziendali.

Leggi anche: Coaching post maternità: come valorizzare il ritorno in ufficio delle mamme

cs_configurator_2.tiles.consent_widget.props.floating_button_display.options.manual.img_altLe tue preferenze relative alla privacy